Il sorriso è uno dei nostri biglietti da visita fisici più importanti. Se non è curato mette a disagio chi deve sfoggiarlo e, si sa, quando non ci sono problemi di salute l’estetica gioca un ruolo molto importante nella nostra vita. In Italia il desiderio di un sorriso bianco è molto diffuso: l’Accademia italiana di odontoiatria conservativa e restaurativa (Aic) stima che oltre la metà degli italiani è insoddisfatta del colore dei propri denti e ogni anno circa 120 mila persone si sottopongono a trattamenti di sbiancamento, con un trend in crescita del 15%.

Avere denti bianchi è però innanzitutto il risultato di una corretta igiene orale e di un corretto stile di vita. Lorenzo Breschi, presidente dell’Aic, spiega che con l’età i denti si macchiano a causa del consumo dello smalto e dell’azione colorante del fumo e dei cibi. I più dannosi sono in particolare il caffè, il , il vino rosso, le bevande gasate, le more, l’aceto balsamico e il pomodoro. Attenzione, non stiamo dicendo che questi siano alimenti da bandire, ma bisogna essere coscienti che essi hanno un effetto sulla brillantezza dei nostri denti e quindi dovremo stare più attenti alla loro cura.

Tra le buone abitudini da seguire ogni giorno troviamo:

  • Non fumare;
  • Lavare i denti dopo ogni pasto, non subito ma dopo mezz’ora;
  • Spazzolare per almeno 2-3 minuti;
  • Scegliere un dentifricio a base di fluoro;
  • Usare il filo interdentale.

Ciò detto, anche chi segue queste buone abitudini spesso non riesce ad avere i denti bianchi come desidererebbe, e quindi bisogna rivolgersi alle cure di uno studio professionale. Il metodo più diffuso è basato su un processo chimico. Lo sbiancamento è in grado di riportare lo smalto alla tonalità iniziale, tramite un gel al perossido di idrogeno o carbammide che si lascia in posa sotto l’esposizione di una lampada a led o laser. Negli studi dentistici le concentrazioni di perossido di idrogeno o carbammide non possono superare il 39%: a concentrazioni più alte e se non utilizzati correttamente rischiano di essere irritanti per i tessuti molli della bocca. Anche il pH dello sbiancante è importante: la legge consente una soglia minima di 4, quindi acido, ma secondo gli esperti dovrebbe essere più neutro.

Lo sbiancamento è un trattamento estetico, ma non può prescindere da una visita di controllo. Non tutti, infatti, possono sottoporsi a questo processo, ad esempio chi ha alterazione dello smalto, recessioni gengivali o ipersensibilità della dentina oppure ricostruzioni estetiche o corone protesiche nel gruppo frontale.

I trattamenti fai-da-te come i quelli meccanici, che smacchiano attraverso l’uso di paste abrasive che grattano la superficie dei denti, o quelli ottici, che rendono i denti più brillanti creando l’illusione ottica di una maggiore bianchezza, possono essere delle alternative, ma non sono sicuramente efficaci come un trattamento di sbiancamento fatto dal vostro dentista di fiducia.

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